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Togliamo subito di mezzo un dubbio che potrebbe venire a chi, ignaro, leggesse il titolo del singolo di oggi: non si tratta di una cover del pezzone dei Roxy Music (1982). E forse questa è la nota più positiva che possiamo trovare nel quarto singolo degli One Direction, la giovane band inglese che fa impazzire ragazzine, pubblicitari e discografici. Ma che lascia perplessi gli ascoltatori di musica di qualsiasi altro genere che non sia, appunto, il “polpettone da boyband”.
Che il progetto funzioni lo dicono a chiari numeri le classifiche (soprattutto quella britannica), come sempre Simon Cowell ha avuto l'occhio lungo. Però francamente non è proprio consolante ritrovare in orbita brani come questa “More than this”, che sembra uscire da una compilation dimenticata in uno zainetto dagli anni '90: nulla contro le sonorità dell'epoca in generale, ma qui siamo in scia con le boyband di allora tanto da non poter individuare pressoché nulla di nuovo se non le facce dei protagonisti.
Tutti, anche quelli che si erano lasciati infatuare dal fenomeno vent'anni fa, sorridevano al ricordo e attribuivano la cosa alla giovane età, all'ingenuità dell'ascoltatore-ragazzino. Costoro sono cresciuti ed ormai non possono accogliere a braccia aperte un ritorno dell'ondata, ed i teenager odierni sono dei volponi in confronto ai loro omologhi dei tempi di Take That e Backstreet Boys. Questo spiega perché gli One Direction siano un prodotto che, seppur confezionato in modo astuto, può ottenere discrete fortune ma non arrivare a rinverdire quei fasti.
“More than this”, come detto, non aggiunge nulla al quadro così delineato: trattasi di ballatona pop in cui un semplice arpeggio di chitarra fa da sostegno al cantato (sfoggio di voce rotta dal primo all'ultimo secondo, da record); l'incrocio poi delle varie timbriche dei protagonisti è espediente fra i più classici del sottogenere. Ah, ci sarebbe anche qualche effettaccio elettronico quasi da sintetizzazione house (comunque lentissima), praticamente un'assurdità in una canzone da cuori spezzati, ma per decenza magari sorvoliamo.
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