Dan Auerbach e Patrick Carney: ovvero, come essere in due e riuscire lo stesso a produrre rock vero nel 2012. E non parliamo di trucchetti e scorciatoie da iPad, ma di rock n’ roll sano, fatto di corde, plettri e bacchette. Dopo una gavetta decennale, The Black Keys appare sull’orizzonte del mondo rock con contorni ben definiti e, finalmente, anche di successo. El Camino, uscito nel Dicembre scorso, è l’album della conferma, dopo che Brothers, di un anno e mezzo prima, li aveva fatti esplodere.
Dead And Gone arriva dunque, come terzo singolo, a ribadire che i ragazzi di Akron, Ohio non hanno finito le cartucce per il mercato musicale.
Il marchio di fabbrica è quello conosciuto, anche con la produzione di Danger Mouse: lo-fi sudato ma ragionato, ricamato su di un riff spigoloso (abbastanza incredibilmente simile al sound dei Police, nell’intreccio di chitarra e basso) e che non fatica ad incollarsi alla memoria. Staccandosi dalla magrezza delle strofe, il ritornello guadagna ciccia, con coretti e battimani un po’ ruffiani ma che dal vivo renderanno di certo. Il pezzo è energico ma ciondolante, e colpisce al cuore quel rock da scantinato che va a mirare. Giusto per insaporire ulteriormente il tutto, testa e coda sono decorate da una leggera pioggerella di tastiere ad hoc.
Che i Black Keys siano una grande band, questo è assodato. Dopo i successi di critica e nell’ambiente indipendente, i consensi si stanno allargando sempre di più anche al mondo mainstream. Di conseguenza, il pericolo è dietro l’angolo: starà alla bravura del duo sapersi reinventare per il grande pubblico, uscendo dall’affascinante ma limitata ondata garage revival, pur mantenendo intatto il loro tocco magico di sapienti custodi del rock a stelle e strisce. Ma siate fiduciosi, i ragazzi ci sanno fare.
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