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E con questo chiudiamo il cerchio. Tre erano gli inediti presenti su Campovolo 2.011, mega-celebrazione di Ligabue dal vivo, e tre sono stati i singoli estratti dall’opera. Dopo Ora e Allora e M’Abituerò, ecco arrivare Sotto Bombardamento, canzone già ovviamente nota ai fans ma lanciata ugualmente nella mischia del mercato discografico per tentare di distillare ancora qualche goccia d’oro dal lavoro di Luciano da Correggio.
La partenza rock, sorretta da un bel riff di chitarra, fa sperare nelle buone intenzioni del Liga: troppo presto. Al di là dell’impianto strumentale (il collaudatissimo team Pellati-Poggipollini-Previte-Righetti), stavolta è proprio il testo la parte debole del tutto: proprio le parole, una volta a modo loro punto di forza del cantautore, si rivelano di una banalità e di una superficialità totali. Il concetto di bombardamento (non si capisce bene se reale o metaforico) è appena sfiorato, mal espresso e avvolto da un populismo di basso livello, a favore di un’esagerazione di ripetizioni quasi dance e dei pessimi “wo-hoo” che ormai il Liga non si scrolla più di dosso. La canzone nel suo complesso è poco originale, e nonostante l’impianto generale tenti di spingere verso un rock chitarristico, i lanci dei ritornelli spezzano un po’ il ritmo, mentre l’assolo è forse uno dei più fiacchi nella storia del Liga.
Che sia venerato da milioni di persone, non si discute. Che questo sia un merito, è probabile. Che non sia amato dai cultori del rock, è altrettanto vero, e con pezzi come Sotto Bombardamento se ne capisce anche il perchè. A questo punto a Ligabue restano due opzioni: continuare ad incaponirsi nella ricerca del consenso di certa stampa specializzata, o sfruttare la sua gigantesca popolarità per soddisfare ancora una volta i fans, e rimpinguare negozi di dischi, stadi e tasche proprie. Come dite? Ha già scelto?
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