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Non è un nome conosciutissimo al grande pubblico, quello di Chiara Civello, ma i trascorsi della ragazza sono degni della massima considerazione: cosmopolita e sempre pronta a collaborare con colleghi di diversa estrazione, la cantante e pianista si è conquistata negli anni un'ottima fama nel mondo del jazz. La sua versatilità le ha permesso poi di non restare confinata in un mondo musicale che, per quanto affascinante, è sempre più una nicchia del mercato.
Nel volgere di una carriera composta fin qui da tre album infatti non sono mancati i contatti con nomi di spicco del calibro di Ana Carolina e Marc Ribot, per tacere del leggendario Burt Bacharach. In virtù di cotante premesse ci si poteva aspettare tanto dalla partecipazione di Chiara Civello a Sanremo, ad esempio un inserimento nell'ingessata realtà festivaliera di sonorità e sapori lontani dai soliti cliché.
“Al posto del mondo” a mio parere non coglie questa ghiotta occasione, mantenendosi su uno stile melodico in perfetta linea con la cornice in cui la canzone è calata. La resa sentimental-popolare è indubbia, penso che anche la diffusione radiofonica non mancherà di dare ragione alla scelta, anche se resta la sensazione di non aver ascoltato la vera Chiara Civello. Insomma, se avete presente quel genere senza tempo (ma comunque ammiccante al passato) che caratterizza la cosiddetta “canzone da Sanremo” avete capito benissimo di cosa sto parlando.
Nell'ottica della manifestazione con tutto il suo contorno di polemiche ed indici puntati, non ci si priva nemmeno del giallo: “Al posto del mondo” sarebbe stata già proposta per il concorso un paio d'anni fa, allora con la Civello in veste di autrice (sempre insieme a Diana Tejera) e con l'ex concorrente di X-Factor Daniele Magro alla voce. Qualche registrazione dell'epoca è stata diffusa ben prima di quest'edizione 2012, da qui i dubbi sul fatto che il brano possa considerarsi inedito.
Querelle a parte (si sa, non potevano mancare), resta la contraddittoria sensazione che Chiara Civello abbia fornito al Festival una canzone adatta alle circostanze, ma che sia stata poco sé stessa nel farlo.
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