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Simon Cowell, abbi pietà di noi. Il discografico inglese, conosciuto per essere stato giudice in una miriade di talent show nonchè il creatore di X Factor, ha sfornato l’ennesimo prodottino pop che invaderà per qualche tempo la rotazione radiofonico/televisiva.
Vengono proprio da X Factor, edizione 2010, i One Direction, reincarnazione anglo-irlandese delle boyband anni ’90 che credevamo, con un sospiro di sollievo, estinte. I cinque ragazzotti (età comprese fra 18 e 20 anni) non solo sono usciti dal talent show, arrivando terzi nella competizione e ovviamente firmando per una sussidiaria della Sony, ma sono stati addirittura assemblati proprio ad X Factor, sperando di riuscire a rinverdire la formula che 15 anni fa andava alla grande.
Uscito a Novembre, l’album Up All Night è un sunto del bubblegum pop riletto per la seconda decade del terzo millennio: composto, arrangiato e confezionato da un team di addetti ai lavori (Brill Building dove sei?), racchiude un concentrato di di semi-rock ballabile, dance-house e ballatone sofferte che, a quanto pare, in terra d’Albione sta avendo un moderato successo. Tanto che si è arrivati ad estrarre dall’album un terzo singolo, One Thing, compendio di tutte le esperienze da fabbrica industriale del pop degli ultimi 20 anni.
Accarezzando l’idea del pop rock, il brano è intriso di ammiccamenti techno-house; probabilmente l’idea degli autori/produttori era quella di far suonare i ragazzi (il termine band mi pare inadeguato) come gli ‘NSync dei giorni nostri: il risultato purtroppo si avvicina più a Hilary Duff che agli ex-amici di Timberlake. Nonostante tutto, l’allegra masnada un pregio ce l’ha: fa rivalutare quasi con piacere le esperienze di Take That e Backstreet Boys (per inciso, il ritornello finale di One Thing è praticamente identico a I Want It That Way).
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