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Cosa hanno in comune “Seven nation Army” (il famoso popopo firmato White Stripes che accompagnò l'Italia nel mondiale 2006) ed Uncle Ben, il sorridente anziano col farfallino che fa da marchio ad una marca di riso notissima negli USA e non solo? Fino a poco tempo fa davvero nulla; a creare ora questo spericolato accostamento è Benjamin Duterde, giovane cantante francese appassionato di soul e jazz ma anche di cravattini, tanto da conquistarsi sul campo il nome d'arte di Ben l'Oncle Soul.
Fattosi notare inizialmente in un coro gospel che riproponeva in quella chiave alcuni successi pop e folk, Benjamin è riuscito a farsi arruolare dalla filiale francese della Motown e ha così cominciato la carriera da solista, esordendo con un EP composto ancora da cover stavolta rivisitate in uno stile soul/jazz contaminato dalle influenze dell'etichetta, ossia il suono della Detroit anni '60. La formula ha dato buoni risultati, tanto da permettere la realizzazione di un intero album intitolato proprio “Ben l'Oncle Soul”, costruito stavolta con brani originali salvo appunto il singolo di cui parliamo oggi.
La cover era presente già nell'EP (parliamo quindi del 2009), ma è risultata perfetta per dare continuità alla produzione ed in questo senso non è casuale che sia stata scelta come lead-single per l'album. Che dire della riuscita del pezzo? L'originale aveva dalla sua un'orecchiabilità rara, trasformare quel battito in una linea di basso incalzante e circolare è un attimo: l'effetto è indiscutibilmente piacevole, la melodia riconoscibile e a chiudere il cerchio c'è la divertita disinvoltura del cantante.
Per tagliare con l'accetta qualche inquadramento, chi di recente ha apprezzato le sonorità jazz prestate al pop di Dott Reed e chi ha ben accolto la verniciatura in rockabilly dei The Baseballs non potrà che apprezzare anche questo episodio di commistione dei generi. Un po' furbetta nell'idea stessa, questa “Seven nation Army” potrebbe tornare estremamente utile per far conoscere il resto dell'album, quella produzione originale con cui Ben l'Oncle Soul unisce a modo suo il soul classico con il neo-soul. Il primo passo è fatto, ora si vedrà se il disco (accolto con favore in Francia) sarà in grado di catalizzare l'attenzione a livello più ampio.
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